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Burnout: cos’è e come riconoscerne i segnali


Negli ultimi anni abbiamo sentito molto parlare di burnout, un termine inglese che in Italia ha avuto una diffusione relativamente recente.



Ma di che cosa si tratta, esattamente?

Il burnout è una condizione di cui soffrono le persone che vivono uno stato di profondo stress per lungo tempo sul posto di lavoro, in maniera così invasiva e duratura da arrivare quasi alla cronicità.



Non ci sono più dubbi che si tratti di una cosa seria: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti definito il burnout come sindrome, inserendolo nell’International Classification of Desease (ICD).



L’OMS collega il burnout allo stress cronico sul posto di lavoro che non riesce ad essere gestito; infatti, è strettamente collegato a condizioni di lavoro che possono essere definite disfunzionali.



Lo abbiamo visto già da tempo e in modo ancora più accentuato negli ultimi tre/quattro anni. La richiesta sempre crescente di performance sul posto di lavoro mette in difficoltà la maggior parte delle persone con conseguenze che ricadono sulla salute personale.



- Fattori che possono condurre al burnout



Le richieste di aumentare la performance sono scadenze sempre più strette per la consegna del proprio lavoro e che non tengono conto del tempo effettivamente necessario per svolgere gli incarichi.



E-mail che arrivano dopo la fine dell’orario di lavoro pattuito, implicando la pretesa di assecondare lavoro straordinario, spesso non retribuito; la richiesta di essere sempre a disposizione “tanto è solo un messaggio, cosa ti costa?”.



In aggiunta, cause che portano al burnout sono la mancanza di supporto nel proprio team di lavoro, con la sensazione di avere tutte le responsabilità sulle proprie spalle.



Ancora, mancanza di autonomia nelle decisioni sul proprio operato, che possono creare la sensazione di non valere abbastanza, o di non godere di alcuna considerazione presso chi riveste ruoli di responsabilità .



Mescoliamo bene, e otterremo un cocktail pericoloso e tossico per chi lo riceve!



Un altro elemento cruciale nella genesi della sindrome da burnout è anche la mancanza di un vero equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.

Lo smart working e anche semplicemente la possibilità di lavorare da remoto per la propria azienda sono stati sicuramente elementi positivi per la continuità lavorativa.

I collegamenti da remoto rendono possibile partecipare alle attività e all’ambiente di lavoro pur rimanendo a casa, con il risparmio dei tempi e dei costi di viaggio e di conseguenza un ritorno positivo per chi lavora.



Ogni medaglia però ha un rovescio. Spesso, infatti, il tempo risparmiato viene sacrificato per un altro meeting o per svolgere incarichi in più, con il risultato che le ore di lavoro, invece di essere più gestibili, aumentano a dismisura.



Il rischio vero è che vita privata e lavoro si intersechino sempre di più, rendendo molto difficile fermarsi e avere tempo di qualità per sé e per la propria famiglia.



La pressione lavorativa in aumento investe molte categorie professionali, alcune delle quali sono più esposte di altre ai rischi di burnout: pensiamo ad esempio a chi lavora in ambito sanitario, a chi lavora nelle forze dell’ordine, chi insegna, ma anche chi svolge incarichi di grande responsabilità.



- I sintomi del burnout



I sintomi del burnout sono diversi ed è importante imparare a riconoscerli, per accorgersi del problema e intervenire prima che le conseguenze diventino invalidanti.



Chi si trova a passare la maggior parte del proprio tempo in un ambiente disorganizzato può sviluppare sintomi di forte stress, fino al punto di non riuscire a dormire la notte per l’ansia di doversi recare in ufficio il giorno dopo.

Pensandoci bene, quante persone conoscete che almeno una volta vi hanno raccontato di cominciare a dormire male dalla domenica sera fino al venerdì?



Collegata allo stress è la sensazione di grandissima stanchezza: molte persone raccontano infatti di sentirsi allo stremo delle proprie forze, trascinandosi per senso del dovere al lavoro (innescando in questo caso una sorta di circolo vizioso: l’ambiente di lavoro consuma le energie, ma fa anche sentire responsabile il soggetto lavoratore, che non riesce a staccare per riposarsi e così sente sempre più la fatica fisica).



Altri aspetti sempre collegati a quelli elencati qui sopra sono un atteggiamento fortemente negativo, che arriva persino a fare dubitare delle proprie capacità, sbalzi d’umore, insicurezza, grande irritabilità.



Tutto questo porta purtroppo a un calo della professionalità, complice il calo dell’attenzione che deriva dalla stanchezza e dall’esaurimento psicofisico, innescando nuovamente il meccanismo che provoca il burnout.



- Consigli per le aziende



Come abbiamo visto, il burnout è una condizione seria che non può e non deve essere sottovalutata, perché impatta pesantemente anche sulla salute fisica.



Purtroppo, molte aziende ancora tendono a vedere il burnout come un problema delle singole persone, che non sono in grado di adattarsi alle condizioni lavorative sempre più esigenti e invasive.



Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni assistiamo sempre più di frequente al fenomeno del quiet quitting, di cui ha parlato Paola Gonella in questo articolo.



È invece importante capire che, per evitare il manifestarsi della sindrome da burnout, bisogna agire proprio sui processi e sulla cultura aziendale a monte, evitando che si mettano in atto i meccanismi decisamente poco utili e che portano a sviluppare malessere aziendale.



Quindi da dove partire?

Alcune Regioni hanno messo a disposizione dei fondi per la formazione aziendale e che comprendono le tematiche legate alla work/life balance.

Se pensi che la tua azienda (che tu sia manager o personale dipendente) possa giovare di formazioni o consulenze legate alla consapevolezza e prevenzione, scrivici una email ad info@thecamelotinstitute.com e valuteremo insieme la possibilità di accedere a bandi regionali per una fioritura personale, anche al lavoro.



Magda Basso

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